Matteo Murgia

Matteo Murgia, quarant’anni, sulcitano, originario di Giba. Ingegnere libero professionista, da vent’anni impegnato nel sociale. Nel 2000 fonda l’associazione Don Chisciotte con un gruppo di colleghi fuori sede all’università di Cagliari. Nel 2002 Partecipa alle elezioni studentesche e con oltre tremila preferenze viene eletto consigliere d’amministrazione dell’Ersu di Cagliari. Nel 2003, dopo l’annullamento delle elezioni precedenti, viene confermato rappresentante degli studenti e ricopre il ruolo di consigliere d’amministrazione nell’Ente per il Diritto allo studio di Cagliari dal febbraio 2004 al marzo del 2007.

Nel 2006 è presidente del congresso dell’Unione degli Universitari, associazione studentesca nazionale presente in venti atenei Italiani. Con l’associazione che presiede è stato impegnato nelle lotte per il diritto allo studio dei giovani Sardi e successivamente ha portato avanti diversi progetti culturali e di integrazione degli stranieri residenti a Cagliari nella sede dell’associazione Don Chisciotte nel quartiere di Villanova a Cagliari. Partecipa alle Primarias con l’obiettivo di dare voce a tante istanze che fino ad oggi sono rimaste inascoltate.

PROGRAMMA

NOI VEDIAMO UN’ALTRA ISOLA

Un’isola dalla quale nessun giovane debba partire, con la sua valigia piena di competenze, energia e coraggio.

Un’isola nella quale l’energia sia il risultato della forza naturale del sole, senza ecomostri e raffinerie. La salute è per noi una priorità assoluta, non negoziabile e non svendibile per un pugno di grano.

Un’isola aperta al mondo, nella quale i Sardi possano godere di una vera continuità’ territoriale e muoversi liberamente. Una realtà nella quale le grandi eccellenze isolane siano come celle di un alveare che produce per il benessere di tutta la comunità, e la Regione l’ape regina che coordina e sovrintende al benessere delle api operaie.

Vogliamo incentivare una rete sociale fitta come le alte torri che segnano il territorio della nostra isola, e dominano con la loro imponenza sui nostri beni più preziosi: le colture, le greggi, le splendide coste e la natura incontaminata. Un’isola nella quale le competenze si coltivano fin dall’infanzia, attraverso il recupero dei saperi antichi e la consapevolezza dell’unicità di ciò che abbiamo ricevuto in eredità.

Noi vediamo un territorio meraviglioso rinascere grazie ai tanti visitatori che lo apprezzano 365 giorni l’anno per la natura, la cultura e il clima. Siamo così ottimisti da credere che, con un piano di interventi adeguato, un turista possa esser preso per mano e accompagnato per le vie della nostra isola qualsiasi siano le sue esigenze.

Siamo certi che la chiave della ripresa sia da cercare nel finanziamento della ricerca scientifica e nella valorizzazione dell’istruzione dei cittadini, a prescindere dall’età. Per questo è necessario investire sul diritto allo studio e dialogare, al contempo, col tessuto produttivo regionale e non, affinché gli studenti seguano un percorso immediatamente spendibile sul territorio.

Più di ogni altra cosa, crediamo che il merito e le competenze non possano cedere il passo al nepotismo e alla corruzione.

Vogliamo inoltre promuovere l’impegno delle donne nel lavoro e nella vita sociale con interventi finalizzati alla creazione di strumenti di supporto alla gestione delle incombenze quotidiane.

Vogliamo strumenti di tutela delle eccellenze agroalimentari e interventi a favore di un’agricoltura responsabile, orientata verso il rispetto del territorio e delle varietà regionali, con una particolare attenzione alla graduale conversione al biologico. Noi pensiamo che nessuno debba restare indietro, ma che una società possa dirsi civile quando mette in campo delle misure per contrastare l’emarginazione, la povertà, la mancanza di fiducia nel futuro.

I grandi temi come ambiente, servitù militari, economia, commercio, trasporti, cultura e formazione non possono essere derogati ad altri: devono essere decisi in Sardegna, qualsiasi forma statutaria essa abbia, affinché si possano finalmente dare ai Sardi le risposte che attendono da anni in materia di occupazione, crescita sociale e benessere della popolazione.

 

STATUTO E RIFORME

Lo statuto della Regione Autonoma della Sardegna necessita di una radicale revisione per essere adattato ai tempi in cui viviamo.

Riteniamo opportuno che il prossimo governo Regionale si debba impegnare a promuovere la stesura di un nuovo statuto, che nasca da un processo di partecipazione e interpreti il senso di appartenenza ad una nazione, sempre più radicato nel popolo Sardo. La parola chiave del novo statuto deve essere a nostro avviso il “decentramento”: politico, amministrativo ed economico, dando rilievo alle aree rurali e a quelle periferiche come i piccoli comuni della Sardegna verso i quali bisognerebbe guardare come veri punti di riferimento per un rilancio dell’intero territorio isolano attraverso il loro ripopolamento.

La legge elettorale vigente, che risponde alle esigenze di chi l’ha approvata, non garantisce la partecipazione alle elezioni di tantissime persone e gruppi a causa delle soglie di sbarramento che sono in antitesi con il concetto stesso di democrazia. La nuova legge elettorale dovrà avere come cardine il principio di proporzionalità tra i voti presi da ciascuna lista e i seggi nell’assemblea regionale. Questo restituirà centralità al Consiglio Regionale, abbandonando il modello “presidenzialista”, che di fatto ha svuotato di funzioni l’assemblea dei delegati dal popolo Sardo e contribuito fortemente alla crisi dei partiti politici, necessari per la tenuta democratica delle istituzioni.

Siamo favorevoli al trasferimento di risorse e funzioni ai comuni, che rappresentano l’istituzione più vicina ai cittadini, implementando le funzioni di coordinamento territoriale delle Unioni dei Comuni.

Altro aspetto fondamentale è lo spopolamento dei piccoli paesi delle zone interne, che soffrono maggiormente delle carenze strutturali dei trasporti interni e della mancanza di lavoro. Cresce invece la popolazione delle città e delle aree urbane, sempre più caotiche e difficili da gestire. Il fenomeno, in forte aumento a causa del progressivo invecchiamento della popolazione residente nei piccoli centri, deve essere contrastato con misure decise che portino i giovani a ripopolare i territori interni con incentivi sulle prime case, recupero dei centri storici, e incentivi alle nuove imprese.

 

PARTECIPAZIONE E CITTADINANZA

La democrazia partecipativa è una forma di partecipazione da parte dei cittadini, alla vita ed alle decisioni politiche, tra le più civili. Utilizzata “solo” a livello comunale, con risultati tutt’altro che trascurabili, la nostra idea è che la stessa possa essere un ottimo strumento anche a livello regionale.

Il bilancio partecipato, ad esempio, presuppone un coinvolgimento forte nelle scelte principali di governo del territorio, in quanto le proposte avanzate dai gruppi di cittadini possono incidere su una certa percentuale del bilancio comunale.

In un periodo in cui si dibatte moltissimo di lontananza tra cittadini e politica, riteniamo che uno strumento come questo possa rappresentare una proposta valida per avvicinare tutte quelle persone che intendono partecipare con delle proposte che possono e devono essere portate anche all’interno dei processi amministrativi della regione intervenendo sulle dinamiche amministrative, decisionali e politiche, che li riguardano in maniera personale e diretta.

In questa ottica facciamo nostra la proposta di legge sulla “Cittadinanza Sarda Onoraia” presentata in questi giorni dal movimento Caminera Noa, che prevede in maniera articolata che i residenti in Sardegna e i Sardi non residenti possano eleggere all’interno dell’Assemblea Regionale un consigliere regionale onorario che possa portare in Consiglio tutte le istanze dei cittadini onorari e affinché possa esprimersi con pareri non vincolanti sugli atti compiuti dalla giunta e dal consiglio regionale.

 

TUTELA DELLA SALUTE

Il servizio sanitario è un tema di grande attualità in una Regione, come la Sardegna, dove l’età media è alta e lo spopolamento costante (emigrazioni dei giovani, calo delle nascite). Inoltre, la lunga crisi economica, l’insularità e la carenza del sistema di viabilità rendono difficoltosi gli spostamenti negli ospedali specializzati. Tutti questi fattori influiscono sulla base stessa del servizio sanitario e sulla sua efficienza, ponendo a rischio la tutela della salute della popolazione.

È pertanto necessario procedere ad una riforma della sanità che tenga conto della situazione territoriale sarda e delle istanze dei territori e dei cittadini.

Riteniamo prioritario:

  • Ridurre le liste d’attesa per le visite specialistiche potenziando il CUP e allargando le diverse modalità di prenotazione (oltre il numero verde app e mail di prenotazione online).
  • Ridurre il ticket per le fasce di reddito più basse.
  • Inserire nelle esenzioni le patologie più diffuse in Sardegna tramite dei centri di ricerca accreditati per l’elaborazione dei dati epidemiologici.
  • Aumentare le risorse per i servizi sociali e i consultori, dei centri antiviolenza e di educazione alimentare introducendo la figura dello psicologo di base, in via di sperimentazione in altre regioni (Veneto, Lazio).

 

DISABILITÀ – INCLUSIONE

Tutte le persone disabili devono poter esercitare pienamente i diritti fondamentali legati alla cittadinanza come sancito nella Costituzione (articoli 2-3-24 e 32) e nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Devono avere accesso ai beni, ai servizi, ai dispositivi di assistenza, alle cure, ai trasporti, al lavoro, allo studio, alla mobilità, alle strutture sanitarie, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e all’aspirazione all’indipendenza.

In questa ottica:

  • Occorre salvaguardare e rafforzare i punti di forza esistenti nella Regione Sardegna, che è un esempio virtuoso per quanto riguarda l’assistenza (estesa a più di 39mila persone disabili grazie alla legge 162/98), la legge sul ritornare a casa e le leggi di settore.
  • Considerare il disabile come un utente del sistema sociale e pertanto parte integrante della nostra società.
  • Monitorare l’istituzionalizzazione di istituti o altre strutture residenziali per persone con disabilità, in particolare di quelle con disabilità intellettive e/o psicosociali.

 

LAVORO

È doveroso affrontare il problema del forte pericolo di povertà cronica di una generazione che prima si identificava nei “giovani disoccupati” divenuti ora padri di famiglia precari e disoccupati, che si sommano e competono con i nuovi giovani disoccupati. Le politiche attive nazionali e regionali sempre più spesso trascurano gli over 30, con pochissime e insufficienti eccezioni. Si intende quindi intervenire in questo senso attraverso la riforma del sistema del collocamento regionale in funzione di una spesa razionale dei fondi a disposizione. È necessaria la standardizzazione dei percorsi formativi strumentali alle forme contrattuali miste (apprendistato, tirocini ecc..) per area professionale, in modo da rendere fruibile anche una piattaforma online di formazione (peraltro già’ attiva per i tutor) ai lavoratori e rendere capillare la diffusione dell’apprendistato per gli under 30. Inoltre si fa sempre più urgente la programmazione di interventi in favore degli ex “giovani disoccupati” (30-50 anni d’età’) in un piano organico di inserimento lavorativo mirato, a partire dai tirocini, da modulare in durata “borsa” in base a età e anzianità di disoccupazione. Particolarmente rilevante in questo quadro è la formazione sistematica del personale degli uffici di collocamento, anche in collaborazione con gli ordini professionali coinvolti nelle pratiche (cdl, commercialisti ecc.).

Particolare attenzione dovrà essere rivolta, inoltre, a tutte quelle professioni a cui viene imposta l’apertura della partita Iva e che, pur non risultando “ufficialmente” disoccupate, da diversi anni affrontano, spesso in totale solitudine, la crisi economica ed un livello di tassazione tale da non permettergli di guardare al proprio futuro professionale con speranza e ottimismo.

 

AGRICOLTURA – ALLEVAMENTO – SOVRANITA’ ALIMENTARE

Per secoli l’agricoltura e l’allevamento hanno rappresentato la principale fonte di sostentamento per la Sardegna. Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un progressivo abbandono di questo settore produttivo da parte dei Sardi dovuto a molteplici motivi.

Questo ha fatto si che oggi la Sardegna dipenda per più dell’80% del suo fabbisogno da alimenti che arrivano da oltremare. È necessario e possibile il ritorno ad una produzione ed un consumo locali e regionali.

Ciò comporta un plusvalore indotto di tipo economico, la ripresa e il ritorno in auge di saperi antichi e rinnovati nelle tecniche. Il vantaggio sarebbe duplice:

  • Sociale, per la ripresa di reti basate sulla fiducia tra chi produce e chi consuma e la consapevolezza di tutto il processo produttivo;
  • Ecologico, minore inquinamento in tutte le fasi di produzione e distribuzione, sostenibilità in tutti in passaggi.

L’autodeterminazione alimentare è un obiettivo non procrastinabile che coinvolge virtuosamente tutte le componenti della società sarda.

La Regione deve educare i cittadini ad essere dei consumatori consapevoli, e far si che il processo, dalla semina al raccolto, sia sicuro e che non avvengano contaminazioni con qualsiasi tipo di prodotto chimico.

Nei comuni dell’interno la Regione dovrebbero favorire la creazione di un prodotto locale, stipulare convenzioni con i proprietari per coltivare una percentuale dei terreni (5% – 10%), con una metodologia standardizzata: perma-cultura o simili. Inserire le aziende agricole già presenti come parte trainante del progetto, fornendo formazione e assistenza all’iniziativa, completare l’intervento favorendo la creazione di nuove attività per il controllo di qualità, confezionamento e commercializzazione.

Un importante settore che potrebbe rilanciare l’agricoltura in Sardegna è rappresentato dalla coltivazione della Cannabis per fini terapeutici. Coltivazioni che pian piano stanno prendendo piede nella nostra Isola e che potrebbe rappresentare, grazie al clima favorevole, un segmento importante di tutta l’economia che ruota attorno alle attività agricole. Da non trascurare inoltre la capacita della pianta di canapa di eliminare i metalli pesanti dal terreno attuando delle bonifiche “naturali”.

 

TRASPORTI INTERNI E CONTINUITA’ TERRITORIALE

La ormai cronica mancanza di alternativa al mezzo privato per gli spostamenti interni della Sardegna ci pone davanti all’urgenza di affrontare e risolvere con decisione questo argomento. E’ necessario realizzare un trasporto integrato, che metta in comunicazione i piccoli centri del territorio Sardo raccordandogli con i principali nodi dei trasporti isolani. Le Unioni dei Comuni, con le opportune risorse, dovrebbero garantire la mobilità tra i vari centri e creare dei collegamenti con i centri più grossi coordinando le linee ARST e FS. Si darebbe vita ad un sistema di trasporto locale integrato, anche attraverso il coinvolgimento di aziende private del settore trasporti.

Risulta altresì necessario investire sulla rete ferroviaria attraverso l’ampliamento della rete esistente: la creazione della ferrovia che colleghi Nuoro ad Olbia, la realizzazione del doppio binario nel tratto Chilivani – Sassari, delegando alle stazioni intermedie la funzione di punto di raccolta e scambio dei passeggeri provenienti dai piccoli centri dell’Isola.

Si potrebbero immaginare inoltre soluzioni come il car sharing, ad oggi utilizzate con successo in alcune città dell’isola, che colleghino le stazioni ferroviarie con i principali paesi dell’interno distanti dalla rete ferroviaria.

Bisogna ripensare ad una continuità aerea sul modello spagnolo, non privilegiando una compagnia ma applicando a tutte le stesse regole, come ad esempio il 50% di sconto sulla tariffa base, comprendendo anche le low cost in questo contesto. Una continuità su tutto il territorio nazionale. Una continuità che non ci obblighi a fare scalo a Fiumicino ed estesa alle altre isole del Mediterraneo, Cipro, Malta, Sicilia e Baleari.

Sulla continuità marittima, a nostro avviso l’esempio vincente è quello Corso che collega l’isola a Marsiglia a meno della metà del prezzo offerto dal monopolio presente in Sardegna. Sempre seguendo l’esempio Corso la Sardegna dovrà essere collegata con il nord Africa aprendo le comunicazioni culturali e commerciali con il continente Africano e ponendoci finalmente al centro del Mediterraneo.

 

SCUOLA E FORMAZIONE

I numeri della dispersione scolastica in Sardegna, al di sopra della media nazionale, suggeriscono la necessità di intervenire attraverso strumenti di informazione, finanziamento, riformulazione dell’offerta formativa. Pertanto vogliamo mettere in atto alcuni provvedimenti volti a migliorare la situazione pregressa, potenziando degli strumenti già posti in essere, e creandone di nuovi:

  • Rafforzamento e miglioramento del progetto Iscol@, già attivo per il miglioramento delle competenze di base degli studenti a rischio dispersione scolastica, ed implementazione della linea C, per garantire un supporto psicologico a docenti ed alunni durante l’intero anno scolastico.
  • Incentivare la mobilità degli studenti finanziando borse di studio per effettuare esperienze all’estero, per migliorare le competenze linguistiche e portare a casa nuove competenze.
  • Ampliamento dei quadri orari e dell’offerta formativa, anche attraverso l’aumento del tempo pieno, ripristinando nelle superiori le ore di laboratorio e delle discipline caratterizzanti i corsi di studio, previste dai piani di studio precedenti il riordino Gelmini.
  • Aumentare o comunque non ridimensionare l’offerta formativa nel territorio: la dispersione aumenta laddove i ragazzi hanno meno opzioni di scelta della scuola secondaria superiore.
  • Autorizzare un ulteriore organico di posti per le esigenze della scuola dell’autonomia (come previsto dall’art. 1, comma 69 della 107/2015), questo permetterebbe la riduzione degli alunni per classe, condizione necessaria per combattere la dispersione scolastica.
  • Istituire percorsi di orientamento e valorizzazione del merito e talenti; ambito in cui potrebbero essere utilizzati i molti docenti sardi ingiustamente trasferiti fuori provincia e regione.
  • Occorre garantire, secondo il dettato costituzionale, l’effettivo diritto allo studio, tramite borse di studio, pasti, alloggi, materiale didattico.
  • Ripensare gli edifici scolastici come luoghi di aggregazione e spazi culturali per la comunità di riferimento, valorizzando strutture e gli spazi disponibili.
  • Progettare una serie di offerte didattiche legate al territorio e al contesto di riferimento. In primis: lingua, storia e cultura della Sardegna.
  • Stabilizzare chi si trova in condizioni di precariato e promuovere una specificità regionale che non costringa all’emigrazione di tante professionalità di cui la scuola sarda ha bisogno.
  • Creare una sinergia positiva fra mondo della scuola e mondo del lavoro: il sistema scolastico e formativo deve orientare il proprio sviluppo in base alle richieste del mercato del lavoro.
  • Occorre schierarsi a favore della scuola pubblica, da privilegiare rispetto a scuole private e paritarie relativamente ai finanziamenti, anche regionali.

 

UNIVERSITÀ E DIRITTO ALLO STUDIO

La Legge regionale sulla Promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica della Sardegna (Legge regionale 7 agosto 2007, n.7) permette il finanziamento di ricerche che hanno ricadute sul territorio, nonché l’accensione di assegni di ricerca per giovani ricercatori, ma occorre un serio dialogo con il governo Nazionale per un aumento delle risorse destinate ai finanziamenti e personale docente, ricercatori, dottorandi, tecnici e amministrativi da destinare ai due atenei sardi.

Occorre investire sui due atenei sardi perché l’insularità diventi una risorsa in grado di richiamare studenti dall’area mediterranea e da tutte le altre parti del mondo, contribuendo a valorizzare le peculiarità ed eccellenze appartenenti alla Nostra Terra.

Riteniamo inoltre opportuna l’apertura di una Accademia di belle arti anche a Cagliari facendo nostre le istanze degli studenti e dei docenti che da diversi anni portano avanti questa giusta rivendicazione.

Fondamentale importanza per tutelare il diritto allo studio dei giovani sardi ricoprono i due Enti regionali, E.R.S.U., di Cagliari e Sassari.

Attraverso una diffusione capillare dei servizi offerti in tutti i centri dell’isola a nostro avviso si potrebbe invertire la tendenza che vede i due principali atenei della Sardegna diminuire i propri iscritti. Anche i servizi offerti, ed in particolare il sistema degli alloggi e delle case dello studente, andrebbe a nostro avviso rivisto radicalmente. Il modello “alberghiero” delle case dello studente ha infatti in questi anni dimostrato numerosi limiti dovuti all’alto costo di gestione che queste strutture hanno rispetto ai reali benefici che ricadono sulla popolazione studentesca.

L’Ersu dovrebbe intervenire in maniera massiccia nel mercato immobiliare privato, gestendo gli appartamenti dove sistemare gratuitamente gli studenti aventi diritto ed eventualmente sub affittare a quelli che non risultano idonei nelle graduatorie. Con questo intervento i posti letto gratuiti a disposizione degli studenti si moltiplicherebbero ottenendo inoltre il risultato di calmierare i prezzi dell’affitto degli immobili per tutti i cittadini di Cagliari e Sassari che non posseggono una casa di proprietà

 

TUTELA E VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI

L’eccezionalità del patrimonio culturale materiale e immateriale della Sardegna pone delle oggettive difficoltà nella gestione, promozione e tutela. Pertanto è necessaria la creazione di una rete di piccole realtà, musei, cooperative e soggetti del terzo settore che promuovano iniziative volte alla valorizzazione di questo inestimabile patrimonio, per una crescita del popolo sardo e come fattore economico strategico. La cultura deve diventare uno strumento di promozione del benessere sociale nei territori e nelle aree depresse.

Per raggiungere questo obiettivo sono necessari alcuni interventi:

  • Finanziamento della ricerca scientifica su temi inerenti la lingua e cultura della Sardegna, che preveda campagne di comunicazione sugli esiti delle ricerche e pubblicazione.
  • Campagne di comunicazione dei beni culturali materiali ed immateriali della Regione, rivolti al cittadino, agli studenti e all’utenza esterna.
  • Miglioramento della cartellonistica e delle indicazioni sui siti di interesse storico, archeologico e naturalistico.
  • Maggiore coinvolgimento delle università sarde e straniere nella valorizzazione e tutela dei beni culturali con la creazione di convenzioni che trasformino la Sardegna in un “Cantiere di ricerca”.
  • Effettuare interventi che garantiscano la qualità delle produzioni culturali locali mediante l’istituzione di una commissione di controllo formata da esperti del settore che valutino le proposte progettuali finanziabili.
  • Apertura di una Accademia di belle Arti anche a Cagliari che opererà in stretta collaborazione con quella già presente a Sassari.
  • Tutela dei lavoratori e dei professionisti dei beni culturali.
  • Creazione di una rete delle cooperative e delle associazioni operanti nel settore, che rispondano a precisi standard qualitativi, per migliorare l’offerta del turismo culturale nell’Isola.
  • Partecipazione della Regione Sardegna alle principali fiere ed eventi nazionali ed internazionali dedicati alla cultura e al turismo.

 

PROMOZIONE DELLA LINGUA E DELLA CULTURA SARDA

La lingua e la cultura della Sardegna, patrimonio immateriale che si tramanda da generazioni, è di certo il tratto distintivo della nostra isola. Un patrimonio da salvaguardare e da promuovere, con l’applicazione degli strumenti normativi di cui la Regione già dispone: la legge 1999, n. 482, che tutela, fra le altre minoranze linguistiche e culturali, anche la lingua sarda; e la più recente legge regionale 22 del 6 luglio 2018, Disciplina della politica linguistica regionale. Il primo articolo di quest’ultima recita: ”La Regione assume l’identità linguistica del popolo sardo come bene primario e individua nella sua affermazione il presupposto di ogni progresso personale e sociale.” È fondamentale che vengano attuate le misure previste da questo dispositivo di legge, in particolare quelle rivolte alle giovani generazioni e agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, mediante tali azioni:

  • Istituzione sportelli linguistici, che promuovano azioni di animazione territoriale al fine di favorire la trasmissione intergenerazionale della lingua e cultura.
  • Inserimento nell’offerta formativa dell’insegnamento di Lingua Sarda, nelle sue varianti.
  • Inserimento nell’offerta formativa dell’insegnamento di storia e letteratura della Sardegna.
  • Formazione del personale docente.
  • Percorsi laboratoriali nella scuola dell’infanzia e primaria che educhino alla conoscenza e tutela del patrimonio culturale isolano.

 

ARTE, CULTURA E SPETTACOLO

L’ industria culturale deve essere incentivata perché possa rappresentare un punto di forza dell’economia isolana. Consideriamo quello dell’Artista un lavoro ed è necessario intervenire in questo comparto con delle misure che favoriscano chi ha deciso di fare dell’arte il proprio mestiere attraverso degli interventi volti a raggiungere i seguenti obbiettivi:

  • Rendere accessibili gli eventi e le manifestazioni di qualità anche alle fasce più povere e isolate della popolazione.
  • Sostenere gli artisti impegnati nella ricerca e nella creazione di nuove opere concedendo loro spazi, opportunità e agevolazioni.
  • Semplificazione burocratica, agevolazioni e sostegno finanziario a chi ospita e organizza manifestazioni culturali anche nelle strutture piccole e di provincia.
  • Dotare l’artista professionista, i professionisti del settore tecnico e educativo dello spettacolo che lavorano anche nei piccoli eventi dotati di budget bassi di condizioni tali da poter lavorare in regola, in sicurezza e con un compenso equo.
  • Incentivare i lavori delle nuove realtà che attualmente non possiedono i requisiti richiesti dalla legge regionale (ART 56, LR1/1990) a causa della recente formazione, attraverso una revisione generale della stessa favorendo la valutazione dei progetti in base alla loro qualità e non sulla base “dell’anzianità” del soggetto proponente.
  • Abolire la cosiddetta “premialità”, causa prima della rovina del settore per gli organismi piccoli e medi.
  • Favorire la mobilità degli Artisti attraverso dei bandi pubblici che mirino ad abbattere i costi delle trasferte fuori dalla Sardegna.
  • Incentivare i media locali a supportare le produzioni culturali della nostra Isola che attualmente trovano poco spazio nella programmazione degli stessi media.

 

URBANISTICA

Nonostante siano passati dieci anni dall’adozione del Piano Paesaggistico Regionale la stragrande maggioranza dei comuni della Sardegna non è riuscita ad oggi ad adeguare il proprio Piano Urbanistico Comunale alle indicazioni del PPR. Questa mancanza ha di fatto messo in crisi il settore dell’edilizia in Sardegna causando la chiusura di centinaia di imprese edili con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro in quello che è sempre stato un settore fondamentale dell’economia della nostra terra. Altro aspetto deleterio di questa situazione è lo stato di conservazione dei centri storici della maggior parte dei paesi Sardi che di fatto, a causa di regole che poco si adattano al contesto locale e della lungaggine della trafila per ottenere una autorizzazione a ristrutturare, ha bloccato decine di cantieri e la volontà di tanti proprietari di ristrutturare i propri immobili all’interno dei centri storici. A nostro avviso è necessaria una revisione della normativa e delle procedure per favorire i cittadini che vogliono e possono ristrutturare le loro proprietà all’interno dei centri storici ottenendo come risultato il rilancio del settore edile e, fatto non trascurabile, la bellezza dei nostri paesi. In Sardegna viviamo inoltre una grossa emergenza abitativa che rappresenta nelle nostre città una vera e propria emergenza sociale. Sempre più famiglie si trovano nella condizione necessaria di “occupare” abusivamente degli immobili abbandonati per poter dare un tetto ai propri figli. Riteniamo sia necessario un piano straordinario di interventi sull’edilizia economica popolare in modo da sbloccare una situazione che si fa giorno dopo giorno più allarmante. Altro problema, che potrebbe trasformarsi in una opportunità di lavoro, è quello della massiccia presenza di amianto nei tetti di tante abitazioni. I contributi per la messa in sicurezza dell’amianto messi a disposizione dei cittadini Sardi in questi anni non hanno scalfito il problema sanitario rappresentato dall’Eternit a causa della mancanza di risorse di molti proprietari che, nonostante il contributo a fondo perduto, non sono riusciti a sostenere le spese necessarie per intervenire nei propri immobili. Noi crediamo che un intervento come questo, che serve lo ricordiamo a salvaguardare la salute di tutti noi, debba essere gestito direttamente dalla Regione Sardegna con il supporto operativo fondamentale dei comuni Sardi.

 

TURISMO

Negli ultimi decenni la grossa parte dei turisti provenienti in Sardegna sono stati quelli attratti dalle bellezze naturalistiche delle nostre coste. Poco o nulla si è fatto per implementare i flussi turistici anche nelle zone interne della Sardegna. Al modello degli Hotel di lusso e delle seconde cose andrebbe affiancato lo sviluppo del turismo culturale, dei campeggi e della ospitalità diffusa in modo da attrarre i giovani di tutta Europa anche attraverso l’implemento di quelle discipline sportive come ad esempio il KiteSurf, che nel Sulcis da diversi anni attrae sportivi da tutta Europa e le arrampicate che allo stesso modo stanno facendo conoscere i monti dell’Ogliastra a tanti giovani europei.

Per questo proponiamo:

  • Maturazione di una visione turistica unitaria regionale e coordinamento tra i vari assessorati (trasporti-turismo-agricoltura-cultura e spettacolo).
  • Creazione di una disciplinare sul turismo in Sardegna.
  • Formazione degli operatori nel campo dell’offerta dei servizi turistici di tipo responsabile, sostenibile, esperienziale.
  • Creazione di offerte turistiche dedicate a disabili fisici, sensoriali e con mobilità temporaneamente ridotta.
  • Promozione del dialogo tra gli Assessorati competenti, l’Università e le realtà esistenti nei vari territori.
  • Bandi regionali sul turismo che finanzino corsi di formazione innovativi per gli operatori turistici ed amministratori, con la finalità di fare sistema fra operatori pubblici e privati, a livello comunale ed extracomunale e creare un’offerta d’eccellenza.
  • Migliorare l’offerta di servizi di mobilità sostenibile, che permetta a chi sta sul territorio di utilizzare a prezzi modici i trasporti pubblici e/o privati.
  • Implementare la collaborazione tra Scuole e settore turistico.

 

SERVITÙ MILITARI

A nostro avviso il maggior errore che è stato commesso in questi anni è stato quello di affrontare il tema delle servitù militari chiedendo, con poca convinzione a dire il vero, un riequilibrio delle stesse sul territorio nazionale che ad oggi vede la Sardegna come la regione Italiana maggiormente gravata dall’occupazione militare. La nostra rivendicazione è invece quella di chiudere tutti i poligoni di tiro presenti nella nostra isola che da decenni stanno distruggendo il nostro ambiente e facendo ammalare le popolazioni che vivono nelle aree limitrofe ai poligoni. Numerosi sono i casi di civili e militari che si sono ammalati delle stesse malattie presenti nei teatri di guerra come emerge chiaramente dagli atti dell’inchiesta della procura di Lanusei portati nel dibattimento del “processo Quirra” e dalle relazioni della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. Per questo chiediamo la chiusura dei poligoni di Quirra, Capo Frasca e Capo Teulada con la bonifica dei terreni inquinati e la possibile conversione per fini turistici e culturali delle strutture esistenti, ove questo sia possibile.

Ci rifiutiamo inoltre di considerare “lavoro” la produzione di ordigni da guerra come avviene attualmente nell’Iglesiente, all’interno dello stabilimento dei tedeschi della RWM a Domusnovas.

Riteniamo che non sia dignitoso per i Sardi e la Sardegna considerare lavoro la produzione di bombe che vengono utilizzate per massacrare popolazioni inermi nei teatri di guerra disseminati nel pianeta. Pur auspicando l’indipendenza della nostra Nazione in questo caso ci pare opportuno ricordare l’art.11 della costituzione Italiana dove si dichiara che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”

 

BONIFICHE

Il termine “Bonifica” viene inteso come quell’insieme di operazioni atte a rimuovere, eliminare o neutralizzare (o anche delimitare) gli agenti inquinanti legati ad azioni antropiche. In realtà, anche alla luce degli ultimi avvenimenti legati ai dissesti idrogeologici, dobbiamo intendere il termine letteralmente come “bonus facere” ovvero rendere buono il suolo (nonché l’acqua). Dunque, non solo rendere il suolo “pulito” dagli inquinanti, ma anche “sicuro” con le opere opportune sistemazione idraulica.

Le bonifiche quindi possono rappresentare un’occasione di sviluppo e lavoro attraverso la formazione del personale, sulla scorta di quanto è accaduto ai lavori ex Rockwool, reinseriti tramite il progetto “Welfare to Work” ed attualmente impiegati dall’Igea nelle bonifiche dei siti minerari dell’Iglesiente.

 

ENERGIA – AMBIENTE

La Sardegna deve porsi come obiettivo l’autosufficienza energetica, ottenibile anche grazie al mini eolico e solare fotovoltaico nelle abitazioni delle zone interne.

  • Promuovere l’installazione dei pannelli solari sulle coperture delle abitazioni e finanziare i comuni affinché possano erogare il finanziamento del 50% in conto capitale ai richiedenti o in alternativa che i comuni tramite convenzione con i proprietari degli immobili, possano installare le attrezzature sopracitate sulle coperture delle abitazioni, fornendo gratuitamente l’energia al residente, e rivendendo la parte eccedente nel libero mercato.
  • Investire nel campo della ricerca scientifica sulle energie rinnovabili: i dati scientifici attualmente a disposizione rivelano la presenza di calore nel sottosuolo di buona parte del Campidano, il che aprirebbe ad un nuovo scenario nella produzione di energia pulita con la geotermia a bassa entalpia, classificata anch’essa come energia rinnovabile.
  • Valutare l’apertura di un’attività estrattiva stimando sia i benefici socio-economici sia i rischi per i residenti, l’ecosistema e il paesaggio.

 

ACQUA PUBBLICA

Il 28 luglio 2010 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha formalmente riconosciuto l’acqua come diritto umano, invitando i paesi membri dell’Unione Europea a promuovere politiche atte a garantire a tutti i cittadini l’accesso all’acqua potabile. Un bene necessario, che deve essere alla portata di tutti. In Sardegna l’erogazione di questa importante risorsa avviene tramite un gestore unico, eccezion fatta per 29 comuni, che gestiscono autonomamente le risorse idriche, garantendo tariffe più eque, un controllo dalla sorgente al depuratore, ed un migliore servizio ai cittadini. È ormai evidente che è necessario riformare l’accesso a questo bene essenziale, razionalizzare il servizio idrico, ridurre al minimo gli sprechi migliorando le infrastrutture e, soprattutto, permettere a tutti di fronteggiare i costi del servizio in base alle proprie possibilità. Introdurre tariffe differenziate in base al reddito e tutelare le fasce più deboli della popolazione con l’esenzione totale sono obiettivi da raggiungere a breve termine. L’ambito unico si è rivelato un fallimento che i cittadini hanno pagato a caro prezzo in termini di costi e servizi e noi pensiamo sia arrivato il momento di cambiare.

 

RIFIUTI                                      

La Sardegna è ad oggi una delle regioni più virtuose d’Italia, sebbene la percentuale totale (59,5%, dati Arpas) dei rifiuti differenziati sia parzialmente inficiata da alcune aree nelle quali la cultura della differenziata non è ancora radicata. Occorre avvicinarsi verso il traguardo previsto dal piano regionale per il 2022: il riciclo dell’80% dei rifiuti conferiti. Per raggiungere questo obiettivo bisogna promuovere campagne di sensibilizzazione ed informazione dirette alla cittadinanza, affinché si riduca al minimo la percentuale dell’indifferenziato, con i conseguenti vantaggi per l’ambiente ed il territorio, ed una graduale riduzione dell’uso dei termovalorizzatori ed inceneritori.

Una più diffusa cultura del riciclo e una maggiore responsabilizzazione dei cittadini portano ad una progressiva evoluzione verso un’economia circolare, che è uno degli obiettivi da perseguire per rendere la Sardegna un posto ancor più accogliente, e conservare intatta la sua bellezza.